Le aspettative come step per superare i nostri limiti e creare nuove condizioni.

Dal film Invictus (2009)

di Paolo Cavaleri

CINETICA -In qualunque paese viviamo, al di là dello status raggiunto o dell’ambiente a cui crediamo di appartenere, molto spesso sono le aspettative di un contesto a condizionare i nostri pensieri. Crescendo o invecchiando si matura l’idea di conformarsi ad un modello, ciò non è errato, ma molto spesso con la muta che dobbiamo indossare facciamo sbiadire i colori in principio nostri.

Non è così scontato sentirsi in dissonanza con il mondo, soprattutto quando è palese che molte guerre, o carestie, dettate da pessime scelte politiche, causano piaghe sociali che sembrano incorreggibili.

Una storia di ispirazione, esempio e profondi valori interni da far superare le aspettative che si credevano insuperabili.

Invictus – (2009).

“ … sono il padrone del mio destino … il capitano della mia anima

1990, Sudafrica, anno della scarcerazione di Nelson Mandela dopo ventisette anni di reclusione con l’accusa di alto tradimento. Ben presto diviene il simbolo della lotta all’apartheid, insieme di idee politiche sostenute dalle minoranze bianche ai danni delle persone di colore istituito fin dagli anni cinquanta.

Da solo per creare un insieme – Proclamato nuovo Presidente del Sudafrica tenta di unire un popolo diviso sotto molti punti, esso è spezzato su fazioni politiche, appartenenze sociali, privilegi scontati e diritti negati, per non parlare dei rapporti internazionali con le altre nazioni.

Madiba, così chiamato dalle sue guardie del corpo di colore, integra immediatamente il suo staff ad altri bianchi per rappresentare idealmente un’unione, e con tutti i doveri istituzionali a cui è chiamato a rispondere, pensa di guardare ai simboli della nazione. Per rinnovare la bandiera con i suoi colori verde, nero e oro, e suggerire una reale appartenenza decide di incontrare il capitano della squadra di rugby: Francois Pienaar degli Springbok, squadra che per il popolo nero rappresenta l’apartheid.
Dunque, ad un’assemblea di liberi cittadini, Mandela risponde ad alcuni rappresentanti che vogliono sopprimere quell’emblema:

  • “… noi dobbiamo essere migliori, dobbiamo sorprenderli con la comprensione, con la moderazione e con la generosità …” – .

Due leader a confronto – Così, un capo politico di colore di fronte a un leader sportivo bianco, si concedono un sano scambio di opinioni su come guidare al meglio e porsi in condizione di rendere migliore i soggetti del proprio gruppo. Mandela parla al capitano di una poesia vittoriana durante la sua reclusione, ed egli comprende che il rappresentante della sua nazione gli ha chiesto, invero senza enunciarlo, di vincere i campionati mondiali:

  • Abbiamo bisogno di ispirazione Francois, perché per costruire la nostra nazione dobbiamo tutti cercare di superare le nostre aspettative” -.

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Invictus” è una pellicola del 2009 per la regia di Clint Eastwood con le principali interpretazioni di Morgan Freeman e Matt Damon. Il soggetto del film è ispirato dal romanzo ‘Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation’ di John Carlin. Egli è stato corrispondente per il Sudafrica dall’89 al ’95, sotto la testata giornalistica “The Indipendent”.

La storia parla della reale vittoria ai mondiali di rugby della nazionale sudafricana in un clima di razzismo e tensione politica. Dietro l’uomo Mandela, potrebbe benissimo esserci uno dei pensieri più fondanti per affrontare le illusioni che albergano nei cuori della maggior parte degli individui nelle situazioni che appaiono ostili e invincibili. Proprio quest’ultima parola farà da eco nella poesia che Madiba consegna a Francois prima della partita di debutto dei mondiali. Il testo appartiene al componimento poetico di William Ernest Henley del 1875.

Buona visione

Una forte motivazione non può bastare, l’ispirazione perché sorregga intere speranze necessità di grande impegno talmente grande da doversi concretizzare in esempi … da qui il detto ‘Un esempio vale più di mille parole’.

È nel superamento delle aspettative iniziali che si può credere di essere migliori di quello che siamo, e forse proprio come in una squadra sportiva, la nostra società necessita di collaborazione e una visione comune più grande e condivisa.

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